La relazione terapeutica che nasce nel momento in cui un logopedista incontra un suo cliente ha qualcosa di magico.
È una relazione trasformante. Almeno così dovrebbe essere. Ma in che senso trasformante? Cosa o chi si trasforma?

Certamente si trasforma la voce del cliente. Ma questo processo di trasformazione passa per una presa di coscienza, una consapevolezza.

Consapevolezza dei propri obiettivi di salute vocale. Voglio trovare la voce per…? Per fare cosa? Per andare verso chi?

Consapevolezza dei vari fattori di rischio che, agendo in modo sinergico, hanno prodotto uno stato di perdita di voce costante.

Consapevolezza delle azioni da compiere, ancora una volta in modo sinergico, per ritrovare lo stato di salute vocale.

Consapevolezza che posso, sono capace di produrre una buona voce. Sono sicuro/a di me.

E il logopedista? Quale il suo ruolo di mediatore in questo processo di trasformazione?

Quali bacchette magiche, pozioni, strane sequenze linguistiche attiverà? Simsalabim e la voce torna qui!

Ecco, adesso ti prego. Non giungere a conclusioni affrettate. Penserai mica che la sottoscritta proponga il ruolo del mago o l’uso della stregoneria al collega logopedista?
Lasciami spiegare e arriva a leggere fino in fondo per comprendere che ciò che avviene è sì una magica alchimia. Ma non nel senso che pensi.

Ho l’impressione che spesso sappiamo meglio quale NON sia il nostro ruolo, rispetto a definire quale caratteristiche debba avere il logopedista nei confronti della presa in carico di una disfonia disfunzionale.
Vediamo un po’.

Il logopedista deve conoscere bene le relazioni tra la voce e la postura. Sa molto bene quanto una postura scorretta o determinate caratteristiche posturali possano incidere sulla resa vocale.
Ma attenzione… NON è un fisioterapista, neanche un osteopata.
Rimanderà a queste figure professionali nel caso lo ritenesse necessario.

Il logopedista conosce bene la relazione tra voce ed emozioni, personalità e sessualità.
Ma attenzione… NON è uno psicologo!

Quindi. nel caso dovesse verificare la presenza di aspetti patologici in questo senso, dovrà avvalersi della consulenza di uno specialista psicologo o psicoterapeuta.

Il logopedista conosce bene la relazione tra alimentazione, problematiche riguardanti il reflusso faringo-laringeo e la voce.

Ma attenzione… NON è un nutrizionista, nemmeno un dietista e ancora meno un gastroenterologo!

È assolutamente necessario che rimandi ad approfondimenti clinici a tali figure professionali nel caso sospetti problematiche al riguardo.

Ancora, il logopedista conosce bene le relazioni tra voce ed aspetti infiammatori delle prime vie respiratorie.
È consapevole di quanto situazioni di reazioni allergiche, ipertrofia dei turbinati, delle adenoidi, la conseguente respirazione orale possano incidere sulla resa vocale.

Ma attenzione… NON è un medico otorinolaringoiatra, allergologo e in generale NON è un medico.
Nel caso sospetti difficoltà di questo tipo vi rimanderà ad approfondimenti diagnostici perché riceviate la cura più adatta per tenere sotto controllo questa sintomatologia nel momento in cui state lavorando per recuperare al meglio la vostra voce.

A questo punto la domanda sorge spontanea. Ma allora il logopedista… chi è?

Prima di tutto è un tecnico sanitario.

Quindi conosce bene le relazioni della voce con il corpo (postura, alimentazione, infiammazione, allergie, aspetti emozionali).
Ha le competenze necessarie per poter osservare la presenza di tali difficoltà, ma non l’approfondimento necessario per potere realizzare un processo di diagnosi e cura specifiche in questo senso.

Poi è un tecnico sanitario nel campo della comunicazione.

Probabilmente, molto probabilmente …. la magia dovrebbe accadere grazie alla sua capacità di comunicare con il suo cliente e di stabilire con lui una relazione trasformante!

Conosce bene (o almeno dovrebbe) i processi della comunicazione umana ed è capace di dare le giuste indicazioni per poterla realizzare in modo fisiologico e funzionale.

Il suo ruolo è quello di avere mille orecchie e mille occhi.

Mille occhi per poter osservare ogni dettaglio con cui tu ti muovi nello spazio e utilizzi il tuo corpo per inviare messaggi non verbali.

Mille orecchie. Per ascoltare ogni dettaglio della tua storia, per capire quale percorso hai preso che ti ha portato ad andare “fuori voce”.

Per ascoltare i dettagli della tua voce, gli sfiati, le prese d’aria forzate, il ritmo, la forza, l’udibilità le frequenze che utilizzi in modo prevalente.

Per cogliere gli aspetti emozionali caratteristici della tua voce, quelli che conosci bene perché magari sai di essere una persona irascibile o impulsiva oppure sai bene che stai vivendo un periodo difficile.
Forse c’è una tristezza di cui non riesci a liberarti, a volte temi di essere depresso. Chissà. Forse il logopedista se ne accorgerà.

Forse lui (o lei) ha un orecchio bionico, o qualche speciale apparecchiatura e saprà dirti se c’è qualche emozione che non riesci a codificare, a riconoscere, ad esprimere. E che esce fuori dalla tua voce. Senza che tu neanche te ne accorgi.

Il logopedista spesso ti metterà a lavorare davanti ad uno specchio. Davanti a te stesso.

Farà in modo che tu possa osservarti. Ti farà da modello se necessario perché tu possa attivare dei processi di apprendimento automatici utili per rimettere in moto la tua voce. Non di certo per farti imitare la sua voce.
La maestra scrive sul quaderno di un bambino, non di certo per imporgli la sua grafia.

Gradualmente, con la stessa gradualità con cui l’ha persa, grazie all’ utilizzo strategico dei neuroni specchio, mediatori dei processi di apprendimento automatici, il cliente ritroverà la SUA voce.

Il vero specchio magico? Il vero strumento capace di creare l’alchimia?
Il logopedista stesso.

La sua capacità di utilizzare le sue conoscenze, le sue esperienze e ATTENZIONE…

il suo modo di comunicare, la sua voce, le sue parole, il suo modo di muoversi, di mettersi davanti a te, di fronte a te, di ascoltarti, di orientarti verso i tuoi obiettivi, di suggerirti questa o quella cosa da fare.

Le modalità comunicative del terapista, più che qualunque altro specialista, medico, insegnante di canto, sono le azioni magiche che guideranno il processo di trasformazione.

Renderanno il cliente sempre più sicuro di sé, della propria capacità di riattivare, mantenere e guidare la propria voce verso i propri obiettivi.

Ricordi il titolo di questo articolo? Perché dunque il coaching logopedico?

Il coach è qualcuno che sa guidarti verso il raggiungimento di un tuo specifico obiettivo in modo tale da sprigionare tutto il tuo potenziale non utilizzato.

L’enciclopedia Treccani definisce così il termine coach, che significa letteralmente “carrozza”, facendo riferimento alla capacità di guidare qualcuno da un punto ad un altro del suo percorso :

“Professionista che aiuta a sviluppare la propria personalità e a riuscire nella vita, negli studi, nel campo del lavoro”. Insomma in qualunque obiettivo che si ritenga importante.

Mi piace molto l’immagine dell’allenatore, in questo caso specifico, dell’allenatore vocale, che è capace di farti riuscire in un tuo obiettivo di salute vocale. Una persona che sa guidare l’altro a portare fuori la sua miglior voce, una parte profonda di sé.

 

Questo principalmente avviene tramite una comunicazione strategica ed efficace, in grado di realizzare una relazione di fiducia, terapeutica e soprattutto… una relazione trasformante!

Il coaching è un modo di percepirsi di fronte ai nostri clienti come una guida allineata alle loro aspettative, ai loro bisogni, ai loro reali e concreti bisogni.

Spero che questa semplice riflessione abbia stimolato in te il desiderio di approfondire questo affascinante argomento a cui cerco di dare sempre maggiormente spazio durante i miei corsi e seminari sicura che può aiutarci a crescere sia personalmente che professionalmente contribuendo alla miglior riuscita dei nostri interventi riabilitativi.

A presto!

Federica Avolio

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6 Commenti

  1. Federica Avolio

    Grazie Maria Novella!

    Rispondi
  2. Maria Novella Fiamingo

    Quello che descrivi é proprio ciò che cerco di fare nella mia pratica giorno dopo giorno con tutti i dubbi che sorgono ….perché non é cosi semplice come sembra! Mi piace la tua descrizione!

    Rispondi
  3. Lucrezia

    Molto interessante, grazie!!

    Rispondi
    • Federica Avolio

      👍😊

      Rispondi
  4. Daniela Barberini

    Molto interessante , peccato però che esiste una distinzione ben precisa tra intervento sanitario di cura e il Coaching. Non basta assemblare le parole per creare significato : o sei un coach o sei un logopedista. Per il resto la tua analisi sulle mille capacità del logopedista mi trova d accordo anche se penso che le nostre capacità multiple siano necessarie vista la complessità del Linguaggio. Buon lavoro ! Daniela Barberini

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    • Federica Avolio

      Gentilissima collega, i principi del coaching possono essere integrati in tutte le professioni per migliorare la comunicazione e i risultati , che siano didattici, sportivi riabilitativi etc… D’altronde tu questo lo sai bene dato che sulla tua pagina facebook ho visto che ti occupi di logopedia integrata e coaching. Ti ho scritto in privato per comprendere le motivazioni di queste tue osservazioni, ma ancora non hai avuto modo si rispondere. Reputo le tue osservazioni veramente strane. Cordialmente

      Rispondi

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